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giovedì 5 febbraio 2026

LA FILOSOFIA WOKE

Nell’ampio dibattito che ha interessato i paesi anglosassoni negli ultimi anni sulle rivendicazioni delle cosiddette minoranze, che si parli di orientamento sessuale o identità di genere, di origini etniche o di disabilità, sono emerse diverse nuove parole che hanno poi cominciato ad affiorare nelle discussioni anche in Italia, prima nelle nicchie e poi in modo sempre più trasversale. 

Woke” non è davvero traducibile in italiano – vuol dire qualcosa come “consapevole” – ma indica, o almeno indicava originariamente, l’atteggiamento di chi presta attenzione alle ingiustizie sociali, legate principalmente a questioni di genere e di etnia, e non ne rimane indifferente, solidarizzando ed eventualmente impegnandosi per aiutare chi le subisce.

Nel Novecento l’espressione “woke” esisteva già ed era usata soprattutto tra gli afroamericani, sia con l’accezione di “stare all’erta” rispetto a un pericolo, sia con quella più generica di essere a conoscenza di qualcosa.

La sua diffusione col significato attuale però risale allo scorso decennio, quando fu usata nell’ambito delle proteste di Black Lives Matter per esprimere il concetto a cui è stata poi associata negli ultimi anni: cioè la consapevolezza su una serie di questioni e problemi legati al razzismo e al sessismo sistemico – nel senso di radicati nelle istituzioni e nelle dinamiche sociali – della società americana (e per estensione di quelle occidentali).

Un termine quindi con un’accezione positiva, per chi lo usava riferendosi a un obiettivo e un’ambizione: si definivano woke per esempio le persone – perlopiù della cosiddetta generazione dei “millennial”, cioè i nati tra gli anni Ottanta e l’inizio dei Novanta – che facevano attivismo in piazza e sui social network, che partecipavano alle proteste antirazziste o alle marce per i diritti delle donne, che sensibilizzavano sull’importanza di utilizzare un linguaggio rispettoso e inclusivo per riferirsi alle minoranze.

Con l’aumentare del coinvolgimento dei giovani americani nelle battaglie per i diritti, woke è diventata un’espressione riferita spesso a persone che sono considerate “alleate” delle minoranze ma che appartengono a categorie identitarie ritenute in una posizione di maggiore potere. Per esempio perché bianche, di sesso maschile, eterosessuali, cisgender (cioè che si riconoscono nel genere associato al sesso di nascita) o ricche, tutte caratteristiche che nell’ambito dei discorsi su questi temi vengono associate spesso al concetto di “privilegio”, inteso come vantaggio nella società contemporanea occidentale. Più recentemente, però, woke è diventata sempre meno una parola rivendicata dalle persone che teoricamente dovrebbe descrivere, e sempre più usata invece dai loro critici e dai conservatori americani per indicare quella che considerano una pericolosa tendenza della sinistra, dei progressisti e più in generale dei Democratici. Con woke, cioè, la destra americana intende solitamente quello che identifica come un atteggiamento di dogmatismo intollerante e censorio, applicato nei confronti delle parole e delle idee che vanno contro le più moderne sensibilità sulle questioni delle minoranze e dei diritti civili.

Woke quindi è diventato un termine perlopiù negativo, usato con l’intento di ridicolizzare e attaccare i movimenti giovanili progressisti, associandoli alle loro espressioni più intransigenti e aggressive, presenti principalmente sui social network.

Per esempio le campagne portate avanti in diversi campus universitari americani per allontanare professori accusati – spesso pretestuosamente o ingiustamente – di aver usato parole offensive, oppure quelle che chiedono il licenziamento di personaggi pubblici di vario tipo per via di dichiarazioni considerate controverse, o che mobilitano grandi e bellicose masse di account contro qualcuno che abbia detto una cosa considerata disdicevole rispetto alle suddette sensibilità.

Queste dinamiche, che sono oggetto di riflessioni e studi anche preoccupati, soprattutto in ambito accademico, fanno più precisamente riferimento al fenomeno della “cancel culture”, e sono legate secondo molti non tanto all’impostazione ideologica woke quanto alle modalità con cui le piattaforme dei social network hanno reso il confronto tra idee diverse spesso violento, intollerante e polarizzato.

Questi aspetti non sono soltanto discussi e criticati dai conservatori, tutt’altro: è in corso un vivace dibattito anche tra progressisti e persone di sinistra sui problemi che derivano da questo tipo di approccio al confronto politico e alla ricerca accademica. Anche tra opinionisti liberal, la parola woke viene talvolta usata per riferirsi genericamente a questo atteggiamento ritenuto in contrasto con i valori di tolleranza e dialogo a cui si ispira storicamente la sinistra.

Ma insieme all’intenzione offensiva, negli Stati Uniti i principali utilizzatori del termine woke oggi se ne servono anche spesso come strumento di propaganda e polemica, evocando con un termine efficace un pericolo disegnato come universale e prevalente, “un’ideologia” estremista che governerebbe il pensiero progressista. È una minaccia che sfrutta la particolare e minacciosa visibilità degli atteggiamenti e dei toni aggressivi e perentori usati nelle polemiche virali sui social network, e ha permesso in più occasioni di mobilitare il complesso di persecuzione e la reazione di parte dell’elettorato conservatore (una pratica di comunicazione simile è quella, familiare anche in Italia, attivata dai predicatori contro “la teoria gender”).

Nel suo editoriale tradotto da Repubblica, Stephens usa la parola woke in senso evidentemente dispregiativo. È un autore conservatore, i cui interventi sul New York Times sono stati spesso contestati, e tra le altre cose è noto per le sue posizioni scettiche riguardo alle responsabilità dell’uomo nella crisi climatica. Nel suo editoriale, dice in sostanza che quella che chiama “ideologia woke” non avrà successo in quanto movimento che «distrugge, divide gli americani, rifiuta e sostituisce i valori fondanti della nostra nazione», e che agisce «in modo prescrittivo, non per un vero dibattito o una vera riforma ma per indottrinamento e sradicamento».

Stephens se la prende in particolare con la “critical race theory”, una teoria accademica che interpreta la storia, la cultura e le strutture politiche statunitense indagandone il ruolo nel razzismo sistemico della società. Da tema di nicchia, recentemente la “critical race theory” è diventata effettivamente un punto importante della campagna elettorale per il governatore dello stato della Virginia. I Repubblicani l’hanno usata come spauracchio, distorcendola e ingigantendola e insistendo sulle intenzioni dei Democratici di introdurla nelle scuole. Secondo alcuni analisti, questo aspetto della campagna elettorale ha effettivamente avuto un ruolo nell’esito delle elezioni, vinte dai Repubblicani, per quanto ci siano opinioni discordanti su quanto sia stato effettivamente determinante.

All’editoriale di Stephens ha risposto il giorno dopo Charles Blow, editorialista del New York Times di orientamento liberal, che ha scritto che «la wokeness è stata descritta nei modi più iperbolici immaginabili, da ideologia a religione a culto» e per questo è stata abbandonata dai giovani che la usavano, ed è oggi prerogativa principalmente di chi vuole ridicolizzarla sottolineandone certi aspetti contraddittori, difficilmente comprensibili, elitari.

In ogni caso, perlomeno quando non aveva ancora una connotazione così politicizzata, anche l’ex presidente degli Stati Uniti Barack Obama aveva criticato alcuni aspetti dell’atteggiamento di chi «si sente sempre politicamente woke», e ha «quest’idea di purezza, che non si debba mai scendere a compromessi». Aveva invitato i giovani a superare questo approccio:

«Il mondo è incasinato, ci sono ambiguità, le persone che fanno cose molto buone hanno dei difetti, le persone contro cui combattete possono amare i loro figli e avere cose in comune con voi. Penso che un pericolo che vedo nei giovani e in particolare nei campus, accelerato dai social media, è l’idea che il cambiamento passi attraverso l’essere il più giudicante possibile verso le altre persone, e che questo basti.

Se twitto o uso un hashtag su come hai fatto qualcosa di sbagliato, o hai usato la parola sbagliata, allora posso sedermi e sentirmi molto bene con me stesso perché avete visto quanto sono woke? Ti ho sgridato. Non è attivismo. (…) Se tutto quello che fai è lanciare pietre, probabilmente non vai molto lontano. È facile fare così.

mercoledì 19 gennaio 2022

L'OBBEDIENZA NON È PIÙ UNA VIRTÙ. IL TESTO DI DON LORENZO MILANI


L'11 febbraio 1965 un gruppo di cappellani militari toscani in congedo votò in assemblea un documento in cui si dichiarava, tra l'altro, di considerare "Un insulto alla Patria e ai suoi Caduti la cosiddetta "obiezione di coscienza" che, estranea al comandamento cristiano dell'amore, è espressione di viltà"( ai  tempi essere obiettori di coscienza era equiparato a essere dei vili, dei vigliacchi, dei senza patria). 

A quel documento pubblicato sulla Nazione don Lorenzo Milani rispose così.

Da tempo avrei voluto invitare uno di voi a parlare ai miei ragazzi della vostra vita. Una vita che i ragazzi e io non capiamo. Avremmo però voluto fare uno sforzo per capire e soprattutto domandarvi come avete affrontato alcuni problemi pratici della vita militare.

Non ho fatto in tempo a organizzare questo incontro tra voi e la mia scuola. Io l'avrei voluto privato, ma ora che avete rotto il silenzio voi, e su un giornale, non posso fare a meno di farvi quelle stesse domande pubblicamente.

PRIMO perché avete insultato dei cittadini che noi e molti altri ammiriamo. E nessuno, ch'io sappia, vi aveva chiamati in causa. A meno di pensare che il solo esempio di quella loro eroica coerenza cristiana bruci dentro di voi una qualche vostra incertezza interiore.

SECONDO perché avete usato, con estrema leggerezza e senza chiarirne la portata, vocaboli che sono più grandi di voi. Nel rispondermi badate che l'opinione pubblica è oggi più matura che in altri tempi e non si contenterà né d'un vostro silenzio, né d'una risposta generica che sfugga alle singole domande. Paroloni sentimentali o volgari insulti agli obiettori o a me non sono argomenti. Se avete argomenti sarò ben lieto di darvene atto e di ricredermi se nella fretta di scrivere mi fossero sfuggite cose non giuste. Non discuterò qui l'idea di Patria in sé. Non mi piacciono queste divisioni. Se voi però avete diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri allora vi dirò che, nel vostro senso, io non ho Patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall'altro. Gli uni son la mia Patria, gli altri i miei stranieri. E se voi avete il diritto, senza essere richiamati dalla Curia, di insegnare che italiani e stranieri possono lecitamente anzi eroicamente squartarsi a vicenda, allora io reclamo il diritto di dire che anche i poveri possono e debbono combattere i ricchi. E almeno nella scelta dei mezzi sono migliore di voi: le armi che voi approvate sono orribili macchine per uccidere, mutilare, distruggere, far orfani e vedove. Le uniche armi che approvo io sono nobili e incruente: lo sciopero e il voto.

Abbiamo dunque idee molto diverse. Posso rispettare le vostre se le giustificherete alla luce del Vangelo o della Costituzione. Ma rispettate anche voi le idee degli altri. Soprattutto se son uomini che per le loro idee pagano di persona. Certo ammetterete che la parola Patria è stata usata male molte volte. Spesso essa non è che una scusa per credersi dispensati dal pensare, dallo studiare la storia, dallo scegliere, quando occorra, tra la Patria e valori ben più alti di lei. Non voglio in questa lettera riferirmi al Vangelo.

È troppo facile dimostrare che Gesù era contrario alla violenza e che per sé non accettò nemmeno la legittima difesa. Mi riferirò piuttosto alla Costituzione. Articolo 11 «L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli...». Articolo 52 «La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino». Misuriamo con questo metro le guerre cui è stato chiamato il popolo italiano in un secolo di storia. Se vedremo che la storia del nostro esercito è tutta intessuta di offese alle Patrie degli altri dovrete chiarirci se in quei casi i soldati dovevano obbedire o obiettare quel che dettava la loro coscienza. E poi dovrete spiegarci chi difese più la Patria e l'onore della Patria: quelli che obiettarono o quelli che obbedendo resero odiosa la nostra Patria a tutto il mondo civile? Basta coi discorsi altisonanti e generici.

Scendete nel pratico. Diteci esattamente cosa avete insegnato ai soldati. L'obbedienza a ogni costo? E se l'ordine era il bombardamento dei civili, un'azione di rappresaglia su un villaggio inerme, l'esecuzione sommaria dei partigiani, l'uso delle armi atomiche, batteriologiche, chimiche, la tortura, l'esecuzione d'ostaggi, i processi sommari per semplici sospetti, le decimazioni (scegliere a sorte qualche soldato della Patria e fucilarlo per incutere terrore negli altri soldati della Patria), una guerra di evidente aggressione, l'ordine d'un ufficiale ribelle al popolo sovrano, la repressione di manifestazioni popolari? Eppure queste cose e molte altre sono il pane quotidiano di ogni guerra. Quando ve ne sono capitate davanti agli occhi o avete mentito o avete taciuto. O volete farci credere che avete volta volta detto la verità in faccia ai vostri «superiori» sfidando la prigione o la morte? Se siete ancora vivi e graduati è segno che non avete mai obiettato a nulla. Del resto ce ne avete dato la prova mostrando nel vostro comunicato di non avere la più elementare nozione del concetto di obiezione di coscienza. Non potete non pronunciarvi sulla storia di ieri se volete essere, come dovete essere, le guide morali dei nostri soldati. Oltre a tutto la Patria, cioè noi, vi paghiamo o vi abbiamo pagato anche per questo. E se manteniamo a caro prezzo (1000 miliardi l'anno) l'esercito, è solo perché difenda colla Patria gli alti valori che questo concetto contiene: la sovranità popolare, la libertà, la giustizia. E allora (esperienza della storia alla mano) urgeva più che educaste i nostri soldati all'obiezione che all'obbedienza. L'obiezione in questi 100 anni di storia l'han conosciuta troppo poco. L'obbedienza, per disgrazia loro e del mondo, l'han conosciuta anche troppo. Scorriamo insieme la storia. Volta volta ci direte da che parte era la Patria, da che parte bisognava sparare, quando occorreva obbedire e quando occorreva obiettare. 1860. Un esercito di napoletani, imbottiti dell'idea di Patria, tentò di buttare a mare un pugno di briganti che assaliva la sua Patria. Fra quei briganti c'erano diversi ufficiali napoletani disertori della loro Patria. Per l'appunto furono i briganti a vincere. Ora ognuno di loro ha in qualche piazza d'Italia un monumento come eroe della Patria.

A 100 anni di distanza la storia si ripete: l'Europa è alle porte. La Costituzione è pronta a riceverla: «L'Italia consente alle limitazioni di sovranità necessarie...». I nostri figli rideranno del vostro concetto di Patria, così come tutti ridiamo della Patria Borbonica. I nostri nipoti rideranno dell'Europa. Le divise dei soldati e dei cappellani militari le vedranno solo nei musei. La guerra seguente 1866 fu un'altra aggressione. Anzi c'era stato un accordo con il popolo più attaccabrighe e guerrafondaio del mondo per aggredire l'Austria insieme. Furono aggressioni certo le guerre (1867-1870) contro i Romani i quali non amavano molto la loro secolare Patria, tant'è vero che non la difesero. Ma non amavano molto neanche la loro nuova Patria che li stava aggredendo, tant'è vero che non insorsero per facilitarle la vittoria. Il Gregorovius spiega nel suo diario: «L'insurrezione annunciata per oggi, è stata rinviata a causa della pioggia». Nel 1898 il Re «Buono» onorò della Gran Croce Militare il generale Bava Beccaris per i suoi meriti in una guerra che è bene ricordare. L'avversario era una folla di mendicanti che aspettavano la minestra davanti a un convento a Milano. Il Generale li prese a colpi di cannone e di mortaio solo perché i ricchi (allora come oggi) esigevano il privilegio di non pagare tasse. Volevano sostituire la tassa sulla polenta con qualcosa di peggio per i poveri e di meglio per loro. Ebbero quel che volevano. I morti furono 80, i feriti innumerevoli. Fra i soldati non ci fu né un ferito né un obiettore. Finito il servizio militare tornarono a casa a mangiar polenta. Poca perché era rincarata. Eppure gli ufficiali seguitarono a farli gridare «Savoia» anche quando li portarono a aggredire due volte (1896 e 1935) un popolo pacifico e lontano che certo non minacciava i confini della nostra Patria. Era l'unico popolo nero che non fosse ancora appestato dalla peste del colonialismo europeo.

Quando si battono bianchi e neri siete coi bianchi? Non vi basta di imporci la Patria Italia? Volete imporci anche la Patria Razza Bianca? Siete di quei preti che leggono la Nazione? Stateci attenti perché quel giornale considera la vita d'un bianco più che quella di 100 neri. Avete visto come ha messo in risalto l'uccisione di 60 bianchi nel Congo, dimenticando di descrivere la contemporanea immane strage di neri e di cercarne i mandanti qui in Europa? Idem per la guerra di Libia. Poi siamo al '14. L'Italia aggredì l'Austria con cui questa volta era alleata. Battisti era un Patriota o un disertore? È un piccolo particolare che va chiarito se volete parlare di Patria. Avete detto ai vostri ragazzi che quella guerra si poteva evitare? Che Giolitti aveva la certezza di poter ottenere gratis quello che poi fu ottenuto con 600.000 morti? Che la stragrande maggioranza della Camera era con lui (450 su 508)? Era dunque la Patria che chiamava alle armi? E se anche chiamava, non chiamava forse a una «inutile strage»? (l'espressione non è d'un vile obiettore di coscienza ma d'un Papa canonizzato). Era nel '22 che bisognava difendere la Patria aggredita. Ma l'esercito non la difese. Stette a aspettare gli ordini che non vennero. Se i suoi preti l'avessero educato a guidarsi con la Coscienza invece che con l'Obbedienza «cieca, pronta, assoluta» quanti mali sarebbero stati evitati alla Patria e al mondo (50.000.000 di morti). Così la Patria andò in mano a un pugno di criminali che violò ogni legge umana e divina e riempiendosi la bocca della parola Patria, condusse la Patria allo sfacelo. In quei tragici anni quei sacerdoti che non avevano in mente e sulla bocca che la parola sacra «Patria», quelli che di quella parola non avevano mai voluto approfondire il significato, quelli che parlavano come parlate voi, fecero un male immenso proprio alla Patria (e, sia detto incidentalmente, disonorarono anche la Chiesa). Nel '36 50.000 soldati italiani si trovarono imbarcati verso una nuova infame aggressione: Avevano avuto la cartolina di precetto per andar «volontari» a aggredire l'infelice popolo spagnolo. Erano corsi in aiuto d'un generale traditore della sua Patria, ribelle al suo legittimo governo e al popolo suo sovrano. Coll'aiuto italiano e al prezzo d'un milione e mezzo di morti riuscì a ottenere quello che volevano i ricchi: blocco dei salari e non dei prezzi, abolizione dello sciopero, del sindacato, dei partiti, d'ogni libertà civile e religiosa. Ancor oggi, in sfida al resto del mondo, quel generale ribelle imprigiona, tortura, uccide (anzi garrota) chiunque sia reo d'aver difeso allora la Patria o di tentare di salvarla oggi.

Senza l'obbedienza dei «volontari» italiani tutto questo non sarebbe successo. Se in quei tristi giorni non ci fossero stati degli italiani anche dall'altra parte, non potremmo alzar gli occhi davanti a uno spagnolo. Per l'appunto questi ultimi erano italiani ribelli e esuli dalla loro Patria. Gente che aveva obiettato. Avete detto ai vostri soldati cosa devono fare se gli capita un generale tipo Franco? Gli avete detto che agli ufficiali disobbedienti al popolo loro sovrano non si deve obbedire? Poi dal '39 in là fu una frana: i soldati italiani aggredirono una dopo l'altra altre sei Patrie che non avevano certo attentato alla loro (Albania, Francia, Grecia, Egitto, Jugoslavia, Russia). Era una guerra che aveva per l'Italia due fronti. L'uno contro il sistema democratico. L'altro contro il sistema socialista. Erano e sono per ora i due sistemi politici più nobili che l'umanità si sia data. L'uno rappresenta il più alto tentativo dell'umanità di dare, anche su questa terra, libertà e dignità umana ai poveri. L'altro il più alto tentativo dell'umanità di dare, anche su questa terra, giustizia e eguaglianza ai poveri. Non vi affannate a rispondere accusando l'uno o l'altro sistema dei loro vistosi difetti e errori. Sappiamo che son cose umane. Dite piuttosto cosa c'era di qua dal fronte. Senza dubbio il peggior sistema politico che oppressori senza scrupoli abbiano mai potuto escogitare. Negazione d'ogni valore morale, di ogni libertà se non per i ricchi e per i malvagi. Negazione d'ogni giustizia e d'ogni religione. Propaganda dell'odio e sterminio d'innocenti. Fra gli altri lo sterminio degli ebrei (la Patria del Signore dispersa nel mondo e sofferente). Che c'entrava la Patria con tutto questo? e che significato possono più avere le Patrie in guerra da che l'ultima guerra è stata un confronto di ideologie e non di patrie? Ma in questi cento anni di storia italiana c'è stata anche una guerra «giusta» (se guerra giusta esiste). L'unica che non fosse offesa delle altrui Patrie, ma difesa della nostra: la guerra partigiana. Da un lato c'erano dei civili, dall'altra dei militari. Da un lato soldati che avevano obbedito, dall'altra soldati che avevano obiettato. Quali dei due contendenti erano, secondo voi, i «ribelli», quali i «regolari»? È una nozione che urge chiarire quando si parla di Patria. Nel Congo p. es. quali sono i «ribelli»? Poi per grazia di Dio la nostra Patria perse l'ingiusta guerra che aveva scatenato. Le Patrie aggredite dalla nostra Patria riuscirono a ricacciare i nostri soldati. Certo dobbiamo rispettarli. Erano infelici contadini o operai trasformati in aggressori dall'obbedienza militare. Quell'obbedienza militare che voi cappellani esaltate senza nemmeno un «distinguo» che vi riallacci alla parola di San Pietro: «Si deve obbedire agli uomini o a Dio?». E intanto ingiuriate alcuni pochi coraggiosi che son finiti in carcere per fare come ha fatto San Pietro.

In molti paesi civili (in questo più civili del nostro) la legge li onora permettendo loro di servir la Patria in altra maniera. Chiedono di sacrificarsi per la Patria più degli altri, non meno. Non è colpa loro se in Italia non hanno altra scelta che di servirla oziando in prigione. Del resto anche in Italia c'è una legge che riconosce un'obiezione di coscienza. È proprio quel Concordato che voi volevate celebrare. Il suo terzo articolo consacra la fondamentale obiezione di coscienza dei Vescovi e dei Preti. In quanto agli altri obiettori, la Chiesa non si è ancora pronunziata né contro di loro né contro di voi. La sentenza umana che li ha condannati dice solo che hanno disobbedito alla legge degli uomini, non che son vili. Chi vi autorizza a rincarare la dose? E poi a chiamarli vili non vi viene in mente che non s'è mai sentito dire che la viltà sia patrimonio di pochi, l'eroismo patrimonio dei più? Aspettate a insultarli. Domani forse scoprirete che sono dei profeti. Certo il luogo dei profeti è la prigione, ma non è bello star dalla parte di chi ce li tiene. Se ci dite che avete scelto la missione di cappellani per assistere feriti e moribondi, possiamo rispettare la vostra idea. Perfino Gandhi da giovane l'ha fatto. Più maturo condannò duramente questo suo errore giovanile. Avete letto la sua vita? Ma se ci dite che il rifiuto di difendere se stesso e i suoi secondo l'esempio e il comandamento del Signore è «estraneo al comandamento cristiano dell'amore» allora non sapete di che Spirito siete! che lingua parlate? Come potremo intendervi se usate le parole senza pesarle? Se non volete onorare la sofferenza degli obiettori, almeno tacete! Auspichiamo dunque tutto il contrario di quel che voi auspicate: Auspichiamo che abbia termine finalmente ogni discriminazione e ogni divisione di Patria di fronte ai soldati di tutti i fronti e di tutte le divise che morendo si son sacrificati per i sacri ideali di Giustizia, Libertà, Verità.

Rispettiamo la sofferenza e la morte, ma davanti ai giovani che ci guardano non facciamo pericolose confusioni fra il bene e il male, fra la verità e l'errore, fra la morte di un aggressore e quella della sua vittima. Se volete diciamo: preghiamo per quegli infelici che, avvelenati senza loro colpa da una propaganda d'odio, si son sacrificati per il solo malinteso ideale di Patria calpestando senza avvedersene ogni altro nobile ideale umano.

Lorenzo Milani sac

martedì 11 gennaio 2022

Dobbiamo riprenderci libertà e democrazia!”

Avvocati Linda Corrias e Nino Moriggia

Ormai la realtà è sotto gli occhi di tutti. Dissonante è questa narrativa illogica. Se si confrontano i dati dei contagi 2020 e 2021 ci si rende conto che da quando è iniziata questa campagna vaccinale i contagi sono aumentati. Ormai è evidente che chi ha ricevuto anche le tre dosi ormai si ammala ed è altamente contagioso. Abbiamo denuncia di focolai in ambiente dove il 100% dei lavoratori è vaccinato. È un trattamento che non immunizza, anzi indebolisce le difese immunitarie.
L’imposizioni è evidente che abbia altre finalità e non quella di contenere l’emergenza sanitaria.
Questa legiferazione convulsa preclude la possibilità di reagire perché un’impugnazione di un atto normativo di oggi diventa obsoleta dopo 7 giorni. Quindi pregiudica qualsiasi verifica di legalità e legittimità.
Gravissima l’imposizione di obbligo di pass verde a chi entra nei tribunali. Si sta pregiudicando il diritto di difesa. Come l’obbligo vaccinale indiscriminato per i cinquantenni.

Invito al risveglio per i parlamentari e la Magistratura, che seppur offuscata da tale confusione nella narrativa scientifica, non può non rendersi conto delle perpetrata emergenza costituzionale, di violazione dei diritti umani e fondamentali. I nostri ricorsi non possono cadere nel nulla in virtù di una emergenza sanitaria, vera o paventata. Altrimenti è ovvio che siano in una situazione di colpo di stato, di dittatura e, ancor peggio, di totalitarismo.

L’obiettivo è quello dell’identità digitale, la cessione di sovranità e una costituzione europea. Concentri in un unico documento digitale tutti i tuoi dati, che sono quelli sanitari, civili, anagrafici, bancari, fiscali, di circolazione. Per arrivare al modello cinese. Verso il transumanesimo.

La Magistratura in questo momento ha una grade responsabilità, perché questa deriva di passaggio da uno Stato democratico a uno totalitario ha avuto dei segnali evidenti. Come ad esempio la liberazione dei capi della mafia con la scusa del contagio. La Magistratura in una certa parte è connivente, o corresponsabile, o ingessata o aspetta il momento opportuno per mettere sul tavolo le carte. Perché le Procure hanno le carte, hanno le prove e devono solo partire coi mandati di cattura. Questo è quello che sarebbe successo in uno stato democratico. Lo abbiamo visto con mani pulite. Anche in questo caso sarà la corruzione l’ago della bilancia. Quando siamo in un contesto di corruzione non possiamo parlare di complottismo, di negazionismo. I vaccini da chi vengono prodotti? Quanto sono stati pagati? Dove sono finite le commissioni e perché qualcuno ha deciso di usare questi farmaci quando in realtà sta emergendo che non ce n’era bisogno e che è stato un fallimento totale? Quindi, questi investimenti coi nostri soldi perché sono stati fatti? Questo mettere gli uni contro gli altri serve a deviare dal vero bersaglio che è la corruzione, gli accordi che sono stati fatti. Dei parlamentari hanno chiesto di desecretare ma le cifre di questi contratti sono rimaste segrete.”

– Ma perché questo accade soprattutto in Italia?

“Perché l’Italia è culla dell’arte, della cultura, della civiltà. Perché c’è il vaticano, la massoneria, tanti interessi. Perché Draghi è stato incaricato di liquidarci, come ha fatto con la Grecia. Per togliere di mezzo le partite IVA, quel segmento di economia che dà fastidio alle multinazionali.

Le menti della popolazione sono obnubilate dalla propaganda martellante, quotidiana, H24, che abbassa la prospettiva. La popolazione italiana ha perso la progettualità. In questo senso l’Italia è un paese che verrà svenduto perché si sta mettendo in discussione quella che è la capacità produttiva. Anche tutte queste sospensioni sul lavoro mettono in ginocchio le famiglie. Perché le persone debbono essere ricattate?

Questa legiferazione folle nasconde qualche altro retroscena sinistro.

Il 15 ci sarà una manifestazione a Roma che invitiamo a mantenere pacifica e a stare attenti agli infiltrati, perché quello che manca loro è solo la scusa per giustificare l’intervento della legge marziale.

Il 20 gli avvocati saranno a Roma, tutti in toga, a manifestare davanti alla Corte di Cassazione.

Le persone non si stanno rendendo conto della gravità della situazione, del baratro in cui ci stanno infilando.

Ci troviamo davanti a un paradosso tale dove non solo viene proposto un trattamento che non immunizza, ma dove le persone sperano di ammalarsi, di risultare positive al tampone per poter ottenere un pass da guarigione. Dove per avere la libertà di circolazione ci si auspica di risultare positivi al tampone. Ci rendiamo conto che questa è una società deviata? Sperare di ammalarsi per essere liberi.”

– Ma se mi costringono a fare l’inoculazione e chiedo i mettermi per iscritto che mi proteggerà dal virus e che non avrò controindicazioni?

“Come Comicost abbiamo fatto una linea guida: fissate l’appuntamento, fatevi accompagnare da una persona di fiducia e filmate tutto quello che succede. Intanto chiedere al medico dove sia la ricetta che è necessaria anche solo per acquistare un farmaco, perché questo è un farmaco, e lo ha scritto anche l’AIFA, che necessita di prescrizione medica. Poi passare al consenso informato, dove uno è obbligato dalla legge a farsi la puntura ma deve firmare un consenso. Anche questo è un paradosso. Quindi nel consenso noi facciamo mettere che: io sono sotto ricatto, sono obbligato dalla legge a farmi somministrare un farmaco che non ha niente a che vedere con l’evitare il contagio e in più devo darti l’OK per inocularmi un farmaco sperimentale. Nei prossimi giorni presenteremo una denuncia perché per il trattato internazionale di New York del 1966 nessuno può ricevere un trattamento di farmaco sperimentale senza il suo consenso. E poi alla fine al medico vaccinatore, se è così sicuro che la puntura funzioni, protegga e sia la soluzioni del problema pandemico, gli si chiede di firmare un’assunzione di responsabilità. E non lo fanno. Quindi si passa alla Procura della Repubblica, o attraverso i Carabinieri o direttamente. E dovete denunciarli tutti, perché questo è l’unico modo per far scattare la Magistratura: le migliaia e migliaia di denunce. A questo punto il Magistrato non può sottrarsi alle sue responsabilità professionali.

Bisogna proteggere anche la prole. Neo mamme hanno chiesto aiuto perché hanno i bimbi piccoli in terapia intensiva e non possono andare a trovarli e allattarli perché non vaccinate e vengono equiparate a dei visitatori. Stiamo arrivando alla disumanizzazione, ma nessuno di noi deve accettare tutto questo.”


lunedì 12 ottobre 2020

L'uso della DELAZIONE in Unione Sovietica


 Чекист

Čekist

Чекист – s. m.

Чекисты – s. pl.

Definizione:

1. Impiegato della Čeka (Commissione straordinaria per combattere la controrivoluzione e il sabotaggio, esistente in Russia tra il 1918 e il 1922);

2. (coll.) Impiegato/lavoratore presso organi di sicurezza statali (durante l’URSS)1.

Tra tutti i Paesi del mondo, i sistemi di sicurezza e di controspionaggio non ebbero mai un ruolo tanto importante e determinante quanto negli Stati totalitari, dove vennero largamente impiegati non soltanto per garantire l’ordine pubblico e la salvaguardia dello Stato, ma anche come vere e proprie forze per l’eliminazione di coloro che erano ritenuti scomodi o di opposizione al Partito. In molti periodi dell’Unione Sovietica, le varie cellule di sicurezza nazionale (in realtà si tratterebbe di un unico organo, che venne semplicemente riorganizzato e rinominato più volte), a causa della loro onnipresenza e potenza, disseminarono spesso ansia e panico tra la popolazione, sottoponendola ad un controllo opprimente, diventando così veri e propri simboli di terrore.

Il primo organo di sicurezza nazionale creato in tempi sovietici fu la VČK, abbreviazione della cosiddetta Vserossijskaja Črezvyčajnaja Komissija (Commissione Straordinaria Panrussa [per la lotta contro la controrivoluzione e il sabotaggio]), istituita da Lenin il 20 dicembre del 1917 e meglio conosciuta come Čeka2. Proprio da quest’ultima denominazione, ottenuta dalla semplice lettura orale dell’abbreviazione ČK, deriva la parola čekist, usata per indicare gli agenti dell’organizzazione, impegnati nella difesa degli interessi del Partito3. Anche dopo la trasformazione della Čeka in GPU e il trasferimento delle sue funzioni prima al NKVD, poi al MGB e infine al KGB, il termine čekist venne comunque mantenuto e per tutta durata dello Stato sovietico continuò ad essere usato, con un’accezione prettamente negativa, per riferirsi a coloro che operavano negli organi di sicurezza nazionale.

La creazione di un’organizzazione come la Čeka fu avvertita da Lenin come inevitabile per affrontare la situazione storica del tempo: i bolscevichi avevano da poco preso il potere e si trovavano ad affrontare da un lato la resistenza dei Bianchi (armata di ufficiali fedeli all’ex impero zarista) nella Guerra Civile, e dall’altra attacchi provenienti dall’esterno, a causa della Prima Guerra Mondiale in corso. Per la difesa della Rivoluzione era quindi necessaria l’istituzione non soltanto di un esercito volto a proteggere il Paese (l’Armata Rossa), ma anche di un corpo speciale di polizia finalizzato all’individuazione e alla soppressione di azioni segrete e sovversive, per poter garantire maggiore tutela alla nazione5. A seguito di tali considerazioni, soltanto sei settimane dopo la Rivoluzione d’Ottobre venne fondata la Commissione Straordinaria per la lotta alla controrivoluzione e al sabotaggio (VČK), a capo della quale Lenin nominò Feliks Dzeržinskij, figura di spicco del partito bolscevico; egli trasformò la Čeka nel più grande centro di sicurezza nazionale, conferendole inizialmente responsabilità di controspionaggio, controllo della lealtà dell’Armata Rossa, protezione delle frontiere, supervisione della popolazione e raccolta di informazioni, e più tardi anche di lotta contro attività di speculazione, condotte scorrette, spionaggio e banditismo, rendendola così lo scudo e la spada vendicatrice della Rivoluzione, come figura il suo stesso emblema6.

Il modus operandi e molti altri aspetti della Čeka che tratteremo in seguito richiamavano caratteristiche dei primi corpi di polizia, che sussistevano in Russia fin dal XVI secolo. Un primo organo venne infatti creato nel 1565 da Ivan il Terribile e portava il nome di Opričnina, i cui componenti vestivano di nero e avevano un emblema raffigurante la testa di un cane e una scopa, simboli della loro missione: “fiutare il tradimento e spazzarlo via”7. Come accadde poi anche nella Russia di Stalin, le accuse di quei tradimenti erano per lo più ingiustificate. L’Opričnina venne sciolta nel 1572 e, soltanto un secolo più tardi, subentrò il Preobraženskij Prikaz, istituito da Pietro il Grande, che, anche se in forma ridotta, instaurò a lungo un clima di panico ed inquietudine tra la popolazione che sembrava preconizzare il Grande Terrore degli anni ‘30. Un altro importante organo di sicurezza russo fu il Tret’e Otdelenie (la Terza Sezione), polizia politica dello zar Nicola II, fondata nel 1826: come le precedenti, era tenuta a combattere il dissenso politico in ogni sua forma, che veniva punito con esili o condanne ai lavori forzati. Al fine di combatterlo, riteneva necessario sapere regolarmente ciò che pensava il popolo (strategia ripresa più avanti anche dai servizi d’informazione sovietici). La Terza Sezione venne sciolta nel 1880 e sostituita da tutta una serie di dipartimenti e sezioni di sicurezza che vennero generalmente chiamate Ochrana, che all’epoca era un organo dai poteri quasi illimitati: su propria decisione poteva infatti investigare, torturare, incarcerare e perfino esiliare. Quest’ultimo passò alla storia per essere uno dei primi ad aver sviluppato la sigint, la raccolta di informazioni mediante spionaggio, che verrà ripresa e perfezionata dagli organi di sicurezza sovietici.

Alla fine della Guerra Civile la Čeka contava circa 250.000 agenti operanti nell’ombra, tra cui soldati, lavoratori e altri che si unirono al Partito Comunista e ai suoi organi credendo fedelmente negli ideali socialisti. Molto spesso il čekista viene descritto come un sanguinario e un torturatore, in quanto l’effettiva mancanza di controllo e di giurisdizione della Čeka in quegli anni attirò molti avventurieri e sadici, che, venendo reclutati, davano libero sfogo ai propri istinti9. In realtà, pare che la spietatezza fosse una caratteristica propria dell’organizzazione stessa, che durante la Guerra Civile era paragonabile ad un plotone di esecuzione, avente poteri straordinari ed extragiudiziali che autorizzavano omicidi di massa nei confronti di coloro che venivano considerati nemici del proletariato e della Rivoluzione, reali o immaginari che fossero. Vi erano classi giudicate colpevoli a priori, verso i cui membri dovevano essere attuate misure di discriminazione e annientamento: tra queste vi erano la vecchia nobiltà (aristocratici, ex proprietari terrieri, mercanti e figure di spicco dell’epoca zarista), i kulaki e il clero10. Secondo le statistiche, il numero delle vittime causate della Čeka ammonterebbe a più di 50.000 persone, mentre il numero di torturati pare quasi incalcolabile11. All’organizzazione viene inoltre attribuita l’uccisione dello zar Nicola II e della famiglia imperiale, avvenuta nei boschi di Ekaterinburg nel luglio del 1918.

Nei primi mesi della sua esistenza, la Čeka aveva soltanto il diritto di condurre ricerche ed indagini preliminari, ma con l’intensificarsi delle cospirazioni dei Bianchi le vennero conferiti maggiori poteri, finalizzati alla repressione diretta di oppositori politici, spie, organizzatori e partecipanti attivi a congiure militari o insurrezioni, dando il via a quello che venne definito Terrore Rosso. Ai čekisti fu concesso il diritto di poter prendere in ostaggio figure autorevoli dell’alta borghesia e dell’esercito zarista, e, dopo il tentativo di assassinio di Lenin, anche di liberarsene in vere e proprie esecuzioni di massa: gli agenti avevano infatti l’obbligo di fucilare chiunque fosse stato ritenuto coinvolto nelle macchinazioni della Guardia Bianca13. Nel 1919 venne inoltre accolta la proposta di Dzeržinskij di estendere l’esecuzione come punizione anche per i venditori di cocaina, ladri, piromani, contraffattori, spie e traditori, in quanto vigeva una repressione particolarmente dura per i crimini politici ed economici.

Le libertà della Čeka vennero ridotte soltanto a partire dal 1920, quanto la situazione del Paese era profondamente cambiata: la fine della Guerra Civile e l’introduzione di una nuova politica economica (NEP) crearono i requisiti necessari per la stabilizzazione della situazione politica e il rafforzamento dello Stato di diritto. L’organizzazione venne sottoposta a riforma, per mezzo della quale venne decretata l’abolizione dei tribunali rivoluzionari e militari d’emergenza, sancendo anche l’impossibilità dei čekisti di imporre autonomamente la pena capitale ai nemici delle autorità sovietiche.

La Čeka cessò di esistere nel febbraio del 1922 e i suoi compiti furono trasferiti al Gosudarstvennoe Političeskoe Upravlenie (GPU), ovvero al Direttorato politico di Stato, sezione dell'NKVD (Narodnyj Komissariat Vnutrennych Del - Commissariato del popolo per gli affari interni)16. La GPU non si presentò comunque più benevola dell’organo precedente: la vaghezza del Codice Penale e le abili manipolazioni dell’organizzazione durante il periodo staliniano contribuirono nuovamente a dilagare ondate di arresti e persecuzioni volte a punire individui scomodi o ritenuti pericolosi anche senza una minima prova della loro colpevolezza, in quanto l’accusa era più che sufficiente.

Le sue rinominazioni successive furono l’OGPU (Ob’’edinënnoe Gosudarstvennoe Političeskoe Upravlenie - Direzione politica di Stato generale, 1923), NKVD (1934), NKGB (Narodnyj Komissariat Gosudarstvennoj Besopasnosti - Commissariato del Popolo per la Sicurezza dello Stato, 1941), MGB (Ministerstvo Gosudarstvennoj Bezopasnosti - Ministero per la Sicurezza di Stato, 1946), MVD (Ministerstvo Vnutrennich Del - Ministero degli affari interni, 1953), KGB (Komitet Gosudarstvennoj Bezopasnosti - Comitato per la Sicurezza di Stato, 1954), che continuarono a svolgere compiti di intelligence e controllo con tutti i mezzi possibili a loro disposizione, e con modalità non dissimili da quelle tipiche della Čeka18.

Gli arresti, le punizioni, i processi, le esecuzioni, l’esilio e le pene inflitte agli oppositori del Regime erano ben noti, in quanto tali informazioni venivano divulgate dallo Stato stesso, per fungere da un lato come esempio per scoraggiare traditori e sabotatori, dall’altro per mostrare la funzionalità delle organizzazioni di sicurezza ed intimidire i cittadini, che si trovavano sotto costante controllo ed erano invitati a denunciare chiunque mantenesse un comportamento scorretto, sospetto o provocatorio, anche se si trattava di genitori, coniugi, figli, amici e parenti, altrimenti ne avrebbero condiviso il destino con l’accusa di complicità. Chiunque, dai membri del Partito ai semplici operai, si trovava infatti sotto la supervisione dei čekisti, che erano nascosti ovunque, tra i dipendenti delle fabbriche, nelle scuole ed università, sui tram, tra il personale degli uffici e le persone in coda fuori dai negozi, come anche negli appartamenti comuni in cui viveva la maggior parte dei cittadini.

Uno dei mezzi largamente impiegati sia per la diffusione che per la ricezione di informazioni erano prevalentemente i giornali, dove la popolazione non soltanto poteva leggere le sorti dei comunisti corrotti identificati e puniti, ma anche inviare lettere di denuncia che avrebbero permesso al governo di avere notizie sull’attività controrivoluzionaria del Paese ed usarle come strumento di potere per annientarla: i čekisti si aspettavano infatti che i corrispondenti denunciassero la corruzione o il cattivo comportamento di funzionari o individui locali, che sarebbero stati immediatamente individuati e perseguiti. Queste lettere di accusa venivano spesso anche inviate agli stessi dirigenti del Partito o agli organi giudiziari21. Chi scriveva le denunce lo faceva o per lealtà al partito, o per non essere giudicato colpevole di complicità a causa dell’arresto di una persona “scorretta” vicina a loro di cui non avevano informato, oppure perché gli agenti li minacciavano di morte, offrendo loro come ultima alternativa per salvarsi quella di diventare informatori ed inviare informazioni sulle persone che avevano intorno.

Le accuse più frequenti giudicavano un individuo colpevole di nascondere qualcosa a riguardo del proprio passato (discendere ad esempio da famiglie di kulaki o ex borghesia zarista) o di detenere un comportamento criminale o inappropriato secondo i principi sovietici, calunnie che molto spesso i corrispondenti lanciavano non soltanto come segno di devozione al Partito, per informarlo, ma anche per il conseguimento di obiettivi personali22. Contadini ambiziosi denunciavano e facevano spesso arrestare i capi delle fattorie collettive per cui lavoravano con la speranza di ricevere a loro volta l’incarico e molti accusavano i propri vicini di casa o di stanza per accaparrarsi i loro spazi23. Molto rappresentativa è la storia di un uomo chiamato Volodarskij, che fu denunciato da una coppia di coinquilini di condurre una vita dissoluta, di essere spesso ubriaco e in compagnia di diverse donne durante la notte, come anche di aver messo incinta la domestica. Tutto ciò venne fatto soltanto per poter poi ottenere la sua stanza una volta arrestato.

Molte delle lettere inviate erano spesso anonime (chiamate anonimki) e i loro autori venivano definiti anonimščiki (i senza nome)25. La ragione per cui si voleva celare la propria identità era l’ovvia paura delle rappresaglie o ritorsioni che avrebbero potuto subire26. La firma conferiva però notevole veridicità e credibilità al messaggio, mentre le lettere anonime venivano recepite come meno attendibili (nonostante fossero molto più franche). Proprio per questa ragione i cittadini tendevano a firmarle anche con falsi nomi pur di conferire loro autenticità27. Le anonimki non erano ben viste dallo Stato e i cekisti venivano spesso incaricati di trovarne gli autori, i quali potevano subire due possibile destini: venire reclutati come informatori oppure essere arrestati e puniti.

La paura di diventare mira di una lettera accusatoria era particolarmente diffusa, soprattutto durante il dominio staliniano, ma i cittadini vissero con questo timore fino all’epoca della glasnost’29. Durante il periodo delle Grandi Purghe (1937 - 1938) il volume delle delazioni aumentò notevolmente, come anche il regime di oppressione e controllo sulla popolazione. Le persone avevano paura di parlare, di dire qualcosa che sarebbe costato loro la vita, e allora sussurravano. In russo chi sussurra per paura di essere ascoltato viene definito šepčuščij, mentre chi bisbiglia alle spalle di qualcun’altro šeptun e pare che tale distinzione sia nata proprio durante gli anni staliniani30. Le famiglie sviluppavano vere e proprie regole di conversazione: ai bambini veniva insegnato a non parlare dei propri parenti e a non esporre critiche e giudizi in pubblico, mentre in casa si imparava a parlare con gli occhi e ad alludere a idee ed opinioni, celando così il vero senso delle proprie conversazioni ad estranei. Comunemente si diceva che u sten est’ uši (i muri hanno le orecchie), alludendo al fatto che chiunque poteva essere una spia e riportare tutto alle autorità, anche i vicini di casa o stanza (nel gergo, chi faceva la spia veniva chiamato stukač, termine che deriva dal verbo stučat’, bussare, battere, che nel linguaggio criminale e di prigione indicava il colpire qualcuno). Tale situazione contribuiva ad accrescere paura ed ansia nelle persone: molti vivevano nel costante timore di poter essere arrestati durante la notte, svegliandosi non appena sentivano una macchina arrestarsi nei pressi della loro abitazione o per il rumore di passi davanti alla porta d’ingresso. Molti tenevano accanto al letto addirittura borse già pronte, con all’interno tutto ciò di cui avrebbero avuto bisogno nel caso in cui i cekisti si fossero presentati a quell’indirizzo. Temuti erano i cosiddetti čërnye vorony (corvi neri), ovvero i furgoni utilizzati per il trasporto degli arrestati, che venivano spesso mascherati da normali mezzi di trasporto ponendovi le scritte “pane”, “carne” e altri prodotti comuni per non destare alcun sospetto.

Stalin fece ampiamente uso degli organi di polizia anche durante gli anni della Seconda Guerra Mondiale, quando svolsero per lo più operazioni di spionaggio, intercettazione, decodifica e ricezione di informazioni. Il lavoro dei vari informatori e dipartimenti dell’Unione stanziati in tutto il mondo fu assiduo e audace, tanto che sarebbe anche riuscito ad accelerare le sorti delle Guerra e a risparmiare enormi sofferenze al popolo sovietico, se solo fosse stato ascoltato. La NKVD e la fitta rete d’informazione furono infatti i protagonisti di una spiacevole sventura: nonostante un accordo di non invasione, nel ’41 Hitler stava organizzando un piano d’attacco contro l’URSS, di cui vennero a conoscenza molti collaboratori sovietici, che si affrettarono a far giungere la notizia a Stalin. Quest’ultimo, profondamente convinto della non volontà di Hitler di violare il patto, non prese sul serio gli avvertimenti (si conta che furono più di cento, tra cui uno personale di Winston Churchill), considerandoli frutto di cospirazioni inglesi, non riuscendo ad evitare così la catastrofe35. In questo clima già piuttosto delicato, i cekisti non persero l’occasione di renderlo ancora peggiore: sostenendo che alcune persone potessero accogliere il nemico come liberatore dal regime comunista oppure disertare, Stalin li incaricò di arrestare e uccidere tutti coloro che parlavano di una possibile sconfitta dell’Unione Sovietica e che si tiravano indietro dal combattere.

Soltanto la morte di Stalin mise fine ai periodi di maggiore terrore della storia sovietica. Fortunatamente il dittatore non lasciò un erede con il suo stesso grado di crudeltà e perfidia, e, in tal modo, il nuovo leader del Partito poté avviare una parziale liberalizzazione di tutte le sfere della vita pubblica e politica del Paese, operazione che venne chiamata ottepel’ (disgelo): l’indebolimento della vita pubblica e la crisi dell'economia richiesero l'immediata cessazione della politica terroristica nei confronti della propria popolazione e la concessione di libertà minime, ma lo stretto monitoraggio degli organi statali e del Partito sui media e sui cittadini, attraverso controlli, incursioni e indagini di massa, venne comunque mantenuto e perdurò fino al 198837.

Anche dopo la caduta dell'Unione Sovietica, i servizi di sicurezza e di intelligence russi continuarono a svolgono un ruolo importante nelle questioni di sicurezza nazionale, molto più di quelli degli Stati europei o degli Stati Uniti. L’organo di polizia attuale, l'FSB (Federal'naja Služba Bezopasnosti Rossijskoj Federacii), costituisce la più grande organizzazione di sicurezza in Europa, ed è una delle più grandi del mondo dopo il Ministero della Sicurezza della Repubblica Cinese e la CIA

lunedì 28 settembre 2020

DISUMANIZZAZIONE




La gestione politica di Covid-19 come forma di amministrazione della vita e della morte traccia i contorni di una nuova soggettività. 
Ciò che sarà inventato dopo la crisi sarà una nuova utopia della comunità immunitaria e una nuova forma di controllo di massa dei corpi umani. Il soggetto delle società neoliberiste tecno-patriarcali che il Covid-19 sta costruendo non ha pelle, è intoccabile, non ha mani.
Non scambia beni materiali né paga con denaro.
È un consumatore digitale con una carta di credito.
Non ha labbra né lingua.
Non parla dal vivo, lascia un messaggio vocale.
Non si riunisce e non si collettivizza.
È radicalmente individuale.
Non ha volto, ha una maschera.
Per esistere, il suo corpo organico è nascosto dietro una serie indefinita di mediazioni semio-tecniche, una serie di protesi cibernetiche che sono anch’esse maschere: indirizzo e-mail, account Facebook, Instagram e Skype.
Non è un agente fisico, ma un tele-produttore,
è un codice,
un pixel,
un conto bancario,
una porta con un nome,
un indirizzo a cui Amazon può inviare i suoi ordini.

ll virus ha anche reso visibile una cartografia delle aree improduttive del corpo sociale all'interno della nuova gestione farmacopornografica, quelle che sembrano essere obsolete nel nuovo regime di produzione tecno-digitale. Queste sono aree che erano già state lasciate dall'altra parte del confine biopolitico e che oggi appaiono doppiamente vulnerabili: dove vivono gli anziani, coloro che non saranno più in grado di trasformarsi in soggetti tecno-cibernetici, in particolare quelli istituzionalizzati nelle industrie della morte note come case di riposo; organismi considerati disabili, in particolare quelli istituzionalizzati nelle industrie della morte noti come residenze per disabili; gli organismi criminali rinchiusi nelle industrie della morte conosciute come carceri, universi paralleli totalmente al di fuori della bolla di Internet ... Le istituzioni di confinamento, compresi gli ospedali, ora appaiono, non come enclave di mantenimento del ordine e disciplina sociale, ma come legami fragili in una catena biopolitica in evoluzione.
Uno dei cambiamenti biopolitici fondamentali nelle tecniche farmacopornografiche che caratterizzano la crisi di Covid-19 è che la casa personale, la casa, la casa privata e non le tradizionali istituzioni di contenimento e normalizzazione della società (ospedale, fabbrica, prigione, scuola ...), ora appare come il nuovo centro di produzione, consumo e controllo politico. Non si tratta più solo di rendere la casa il luogo in cui il corpo è confinato, come nel caso della gestione della peste. La casa personale è ormai diventata il centro dell'economia della tele-consumo e della tele-produzione. Lo spazio domestico ora esiste come punto in uno spazio di cyber sorveglianza, un luogo identificabile su una mappa di Google, un'immagine riconoscibile da un drone.
I nostri mezzi di telecomunicazione portatili sono i nostri nuovi carcerieri e i nostri stessi interni domestici sono diventati la nostra prigione molle e iperconnessa del futuro.

domenica 6 settembre 2015

Le 10 strategie della manipolazione di massa attraverso i media.

Noam Chomsky 
ha elaborato la lista delle 10 strategie della manipolazione attraverso i mass media.








1-La strategia della distrazione
L’elemento primordiale del controllo sociale è la strategia della distrazione che consiste nel deviare l’attenzione del pubblico dai problemi importanti e dei cambiamenti decisi dalle élites politiche ed economiche, attraverso la tecnica del diluvio o inondazioni di continue distrazioni e di informazioni insignificanti.
La strategia della distrazione è anche indispensabile per impedire al pubblico d’interessarsi alle conoscenze essenziali, nell’area della scienza, l’economia, la psicologia, la neurobiologia e la cibernetica. Mantenere l’Attenzione del pubblico deviata dai veri problemi sociali, imprigionata da temi senza vera importanza.
Mantenere il pubblico occupato, occupato, occupato, senza nessun tempo per pensare, di ritorno alla fattoria come gli altri animali (citato nel testo “Armi silenziose per guerre tranquille”).

2- Creare problemi e poi offrire le soluzioni.
Questo metodo è anche chiamato “problema- reazione- soluzione”. Si crea un problema, una “situazione” prevista per causare una certa reazione da parte del pubblico, con lo scopo che sia questo il mandante delle misure che si desiderano far accettare. Ad esempio: lasciare che si dilaghi o si intensifichi la violenza urbana, o organizzare attentati sanguinosi, con lo scopo che il pubblico sia chi richiede le leggi sulla sicurezza e le politiche a discapito della libertà. O anche: creare una crisi economica per far accettare come un male necessario la retrocessione dei diritti sociali e lo smantellamento dei servizi pubblici.

3- La strategia della gradualità.
Per far accettare una misura inaccettabile, basta applicarla gradualmente, a contagocce, per anni consecutivi. E’ in questo modo che condizioni socioeconomiche radicalmente nuove (neoliberismo) furono imposte durante i decenni degli anni ‘80 e ‘90: Stato minimo, privatizzazioni, precarietà, flessibilità, disoccupazione in massa, salari che non garantivano più redditi dignitosi, tanti cambiamenti che avrebbero provocato una rivoluzione se fossero state applicate in una sola volta.

4- La strategia del differire.

Un altro modo per far accettare una decisione impopolare è quella di presentarla come “dolorosa e necessaria”, ottenendo l’accettazione pubblica, nel momento, per un’applicazione futura. E’ più facile accettare un sacrificio futuro che un sacrificio immediato. Prima, perché lo sforzo non è quello impiegato immediatamente. Secondo, perché il pubblico, la massa, ha sempre la tendenza a sperare ingenuamente che “tutto andrà meglio domani” e che il sacrificio richiesto potrebbe essere evitato. Questo dà più tempo al pubblico per abituarsi all’idea del cambiamento e di accettarlo rassegnato quando arriva il momento.

5- Rivolgersi al pubblico come ai bambini.
La maggior parte della pubblicità diretta al gran pubblico, usa discorsi, argomenti, personaggi e una intonazione particolarmente infantile, molte volte vicino alla debolezza, come se lo spettatore fosse una creatura di pochi anni o un deficiente mentale. Quando più si cerca di ingannare lo spettatore più si tende ad usare un tono infantile. Perché? “Se qualcuno si rivolge ad una persona come se avesse 12 anni o meno, allora, in base alla suggestionabilità, lei tenderà, con certa probabilità, ad una risposta o reazione anche sprovvista di senso critico come quella di una persona di 12 anni o meno” (vedere “Armi silenziosi per guerre tranquille”).

6- Usare l’aspetto emotivo molto più della riflessione.
Sfruttate l'emozione è una tecnica classica per provocare un corto circuito su un'analisi razionale e, infine, il senso critico dell'individuo. Inoltre, l'uso del registro emotivo permette aprire la porta d’accesso all’inconscio per impiantare o iniettare idee, desideri, paure e timori, compulsioni, o indurre comportamenti.

7- Mantenere il pubblico nell’ignoranza e nella mediocrità.
Far si che il pubblico sia incapace di comprendere le tecnologie ed i metodi usati per il suo controllo e la sua schiavitù.
“La qualità dell’educazione data alle classi sociali inferiori deve essere la più povera e mediocre possibile, in modo che la distanza dell’ignoranza che pianifica tra le classi inferiori e le classi superiori sia e rimanga impossibile da colmare dalle classi inferiori".

8- Stimolare il pubblico ad essere compiacente con la mediocrità.

Spingere il pubblico a ritenere che è di moda essere stupidi, volgari e ignoranti ...

9- Rafforzare l’auto-colpevolezza.
Far credere all’individuo che è soltanto lui il colpevole della sua disgrazia, per causa della sua insufficiente intelligenza, delle sue capacità o dei suoi sforzi. Così, invece di ribellarsi contro il sistema economico, l’individuo si auto svaluta e s'incolpa, cosa che crea a sua volta uno stato depressivo, uno dei cui effetti è l’inibizione della sua azione. E senza azione non c’è rivoluzione!

10- Conoscere gli individui meglio di quanto loro stessi si conoscono.
Negli ultimi 50 anni, i rapidi progressi della scienza hanno generato un divario crescente tra le conoscenze del pubblico e quelle possedute e utilizzate dalle élites dominanti. Grazie alla biologia, la neurobiologia, e la psicologia applicata, il “sistema” ha goduto di una conoscenza avanzata dell’essere umano, sia nella sua forma fisica che psichica. Il sistema è riuscito a conoscere meglio l’individuo comune di quanto egli stesso si conosca. Questo significa che, nella maggior parte dei casi, il sistema esercita un controllo maggiore ed un gran potere sugli individui, maggiore di quello che lo stesso individuo esercita su sé stesso.

giovedì 14 novembre 2013

IL RIMBALZO DEL GATTO MORTO

IL RIMBALZO DEL GATTO MORTO
Non parliamo mai qui di politica, ma la situazione è grave , oltremodo grave perchè chi conduce il paese mente sapendo di mentire ma senza dirlo agli italiani, che non possono sapere questo è il grave. Cerchiamo di informarVi
Letta promette la ripresa, che certamente ci sarà, questo è conosciuto nel mondo della finanza come:
Il "rimbalzo del gatto morto" o "Dead Cat Bounce" è una frase che circola negli ambienti del trading da diversi anni e fa il verso a un vecchio proverbio: "anche un gatto morto rimbalza quando cade da una grande altezza."
I trader utilizzano questa espressione per indicare un rimbalzo tecnico che non interrompe la tendenza ribassista primaria, un rimbalzo che va sempre contestualizzato e che potrebbe anche essere esteso e violento ma sempre frazionale rispetto al movimento che l'ha generato.
L'espressione "rimbalzo del gatto morto" significa quindi che è lecito attendersi ulteriori impulsi ribassisti e che quindi la tendenza primaria non si è invertita ma solo momentaneamente interrotta. Ovviamente se il gatto è proprio morto non è facile accorgersene subito.

L'Italia è Finita se NOI non facciamo subito qualche cosa, e se non facciamo nulla ecco cosa succederà:
Ci sarà il rimbalzo
Letta si accrediterà il merito
ma questo "rimbalzo" non modifica lo stato del paese
entro giugno 2014 arriva la troica (BCE - UE - FMI ) che ci priveranno della sovranità e decideranno loro per noi, il primo passa un finanziamento del FMI di 130 miliardi di euro e da qui non ne usciremo più.

Stiamo pensando di organizzare un movimento di opinione BISOGNA AGGREGARSI almeno noi che condividiamo principi olistici vi terremo informati MA NON CHIUDIAMO GLI OCCHI o NON VOLTIAMOCI DALL'ALTRA PARTE, ALMENO PER QUESTA VOLTA

giovedì 17 ottobre 2013

Il Coraggio

Quella mattina del 9 ottobre 2012 un gruppo di armati salì su un scuola bus nella regione dello Swat, in Pakistan.
Cercavano in particolare una ragazza di 13 anni, la trovarono e le spararono in testa.
Dal 2010 la ragazza  teneva un blog per la versione Urdu della BBC in cui cercava di convincere le ragazze della sua età a ribellarsi all'editto taliban che vieta alle ragazza di andare a scuola.
Cosi a 13 anni era diventata il nemico numero uno.
Non ci sono riusciti, la ragazza è sopravvissuta. Curata nel Regno Unito ha ricominciato ad andare a scuola ed è diventata ancor più un simbolo della tenacia spesso eroica con cui milioni di ragazzi e ragazze in tutto il mondo cercano di studiare  anche in condizioni proibitive. 
La ragazza si chiama Malala Yousafzai, ha 16 anni ed è candidata al premio Nobel

martedì 4 dicembre 2012

INSIEME


La voglia di cambiare aspetto, di ballare nelle strade, di prenderci gioco dei potenti e abbracciare perfetti sconosciuti è difficile da reprimere.
La capacità di gioire insieme è profondamente radicata in noi, almeno quanto quella di provare un desiderio erotico per altri esseri umani.
Possiamo vivere anche senza esprimerla, come fa la maggior parte di noi, ma corriamo il rischio di soccombere all’incubo  solitario delle depressione.
Perché non dovremmo rivendicare la nostra caratteristica tipicamente umana di procurarci un piacere inebriante con la musica, i colori, le feste e le danze?
Non c’è uno scopo preciso – nessuna sfumatura religiosa, nessun messaggio ideologico, né soldi da guadagnare – è solo la possibilità, di cui abbiamo sempre più bisogno di questo affollato pianeta, di riconoscere il miracolo della nostra simultanea esistenza con una qualche  forma di celebrazione.
Barbara Ehrenreich, Dancing in the streets: a history of collective joy
(Metropolitan Books 2007)
Giovanni De Mauro

venerdì 31 agosto 2012

IL XXI secolo sarà Etico o non sarà.

QUANTO HA DETTO PER UN CAFFE' ED UN CORNETTO ?
Sembrerà strano ma faccio ancora confusione con gli euro.
Da quando non c'è più la lira stiamo perdendo il senso del valore delle cose, non ci spaventano più i prezzi delle macchine di lusso o il conto di un ristorante raffinato. Ci siamo persino abituati ai prezzi incomprensibili degli appartamenti.
Investire nel mattone era un affare sicuro, un pò come l'oro. Era impossibile pensare che gli immobili perdessero valore.
Il mio amico Mario ha acquistato un appartamento quando gli immobili avevano raggiunto il loro valore massimo, ma lui non lo sapeva.
Adesso deve rivenderlo perché, come tanti altri, è rimasto senza lavoro e non riesce a pagare le rate del mutuo.
E ORA CHE FACCIO ? NEANCHE SE VENDO L'APPARTAMENTO RIESCO AD ESTINGUERE IL MUTUO.
Chi avrebbe immaginato che quell'apparente splendore e benessere di un tempo sarebbe un giorno finito?
A cosa si deve il tracollo di un sistema apparentemente perfetto ?
Le banche ci hanno offerto quella che sembrava la democratizzazione della ricchezza, il Capitalismo Popolare.
AVANTI, NON VORRETE ANDARVENE A MANI VUOTE, PRENDETE PIU' SOLDI, NON ABBIATE PAURA, NON VI SERVONO DEI MOBILI? E UNA SECONDA MACCHINA ?
CHE NE DITE SE AUMENTIAMO UN POCHINO IL MUTUO COSI' VI TOGLIETE LO SFIZZIO DI UNA BELLA VACANZA AI CARAIBI?
Sarebbe più corretto dire che le banche ci hanno messo a portata di mano lo spreco.
Perché sono state così premuroso nei nostri confronti ?
Le banche ci danno i soldi per acquistare la casa.
Sono soldi che dobbiamo restituire a scadenza mensile. Soldi a cui bisogna inevitabilmente aggiungere gli interessi.
Da sempre è così che le banche ottengono i loro profitti.
Ma le banchieri non erano soddisfatti dei guadagni, come fare per guadagnare di più ?
E SE USASSIMO UN PIZZICO DI INGEGNERIA FINANZIARIA ?
Con una perizia degna del miglior alchimista le banche hanno trasformato il nostro debito in fondi di investimento ad alto rischio ma molto redditizi.
Cosi nostri debiti hanno creato molti più soldi.
INVESTIRE SUI SOLDI CHE ANCORA NON ABBIAMO ? SI MI PIACE !
L'avidità li ha spinti a speculare su qualcosa di intangibile.
Tutti ottenevano grandi profitti giocando con i nostri soldi.
L'economia in cui viviamo si mantiene grazie ad una crescita continua e spietata. Nel giro di poco tempo siamo passati dalla società dei consumi a quella del consumismo materialistico. Ostentazione e Spreco senza scrupoli. Era come giocare una partita a Monopoli.
Chi ha avuto l'opportunità ha comprato o venduto case, oppure ha investito in borsa.
ANCH'IO CHE CONSIDERO GLI SCONTRINI DELLA SPESA ALTA FINANZA HO FINITO PER INVESTIRE NON SO BENE SU COSA.
Il consumismo è un sistema piramidale che si regge sulla sottomissione chi stà più in basso, ma aspetta la sua opportunità di salire di uno scalino.
Adesso questo allegro spreco a cui ci hanno spinto le banche ci costerà molto caro.
Sino a quando , un bel giorno, è stato il collasso di un sistema che sembrava perfetto.
Edifici fantasma disabitati, intere zone residenziali abbandonate,metropolitane mai inaugurate, ponti rimasti a metà, potremmo dire che la crisi è il sintomo di un sistema marcio ed esaurito.
La classe media, il grande successo della società del benessere, sta crollando.
Mutui che non si riesce più a pagare, gente che smette di consumare, aziende che chiudono e creano più disoccupazione.
CI HANNO LICENZIATO QUASI TUTTI PERCHE' IL NOSTRO CLIENTE PRINCIPALE E' IL COMUNE E SONO MESI CHE NON PAGA.
Come è possibile che i governi non rispettino le regole del gioco ?
In piena crisi, quando ormai da tempo le famiglia avevano iniziato a tirare la cinghia, il comune ha speso  allegramente tutte le risorse.
Lussuosi padiglioni muti uso, moderne spa in piccoli comuni, enormi e assurde rotatorie, opere faraoniche dei parchi tematici, dei treni ad alta velocità senza passeggeri, aeroporti senza aerei.
Ci siamo fidati dei politici pensando che ci proteggessero, che si prendessero cura di noi e loro si sono dimostrati molto meno sensati dei cittadini, tutto questo ha fermato la crescita e fatto crollare la piramide del capitalismo.
LA MIA FAMIGLIA HA DOVUTO LASCIARE LA CASA PERCHE' LA BANCA L'HA PIGNORATA, MIO PADRE E' DISOCCUPATO E CI SIAMO TRASFERITI A CASA DEI MIEI NONNI.MA I MIEI GENITORI DEVONO CONTINUARE A PAGARE IL MUTUO DELL'APPARTAMENTO.
Ma se il denaro non si crea nè si distrugge ..ma cambia di mano...in che mani è adesso ?
Direttori e Manager che hanno portato le banche alla rovina che però ricevono stipendi e pensioni da milioni di euro anche se, intendiamoci, queste sono solo briciole se pensiamo agli speculatori che hanno fatto una fortuna con la compravendita del debito greco.
secondo ricerche dell'UNESCO 
Solo il 10% della popolazione mondiale possiede l'85% della ricchezza 
Il 2% dei ricchi possiede la metà della ricchezza del mondo.
I RICCHI VOGLIONO RESTARE RICCHI AD OGNI COSTO E GUARDA CHE NON PARLO SOLO DEI MOLTI RICCHI MA ANCHE DI TE, DI TUTTI...CREDI DI VIVERE MALE PER LA CRISI ?
Chiedilo alle persone che soffrono la fame, per non parlare dei regimi dei paesi arabi, protetti per anni dagli interessi energetici e geopolitici dei paesi occidentali, la crisi non è solo economica , è un problema del sistema su scala mondiale.
Cosa stiamo facendo per uscire dalla crisi ?
I GOVERNI DI MEZZA EUROPA STANNO RIDUCENDO STIPENDI E PENSIONI PROPRIO NON CAPISCO COME QUESTO FARA' AUMENTARE IL LAVORO, PER NON PARLARE DEI TAGLI ALL'ISTRUZIONE, I SOLDI CHE ARRIVANO A SCUOLA NON BASTANO NEANCHE PER ACQUISTARE LA CARTA, STIAMO IPOTECANDO LE GENERAZIONI FUTURE.
Ma tutti questi sacrifici che stiamo facendo serviranno a risolvere la situazione ?
I nostri soldi stanno servendo per qualcosa che non sia solo per pagare gli errori di politici megalomani e il fallimento del sistema finanziario?
Corriamo il rischio di perdere per sempre i diritti sociali che abbiamo conquistato con tanta fatica ?
QUESTO E' UN MOMENTO CRUCIALE, L'OPPORTUNITA' DI CAMBIARE IL SISTEMA ED INTRAPRENDERE UN NUOVO VIAGGIO MA NON POSSIAMO LASCIARE TUTTA LA RESPONSABILITA' AI POLITICI.
Una crescita infinita è impossibile in un pianeta dalle risorse limitate dobbiamo arrivare ad una economia equa e sostenibile.
Dobbiamo ricordare ai politici che le riforme non possono limitarsi solo  a tagli allo stato sociale, bisogna controllare le banche , eliminare i paradisi fiscali e le losche agenzie di rating, aumentare le tasse sui grandi patrimoni, lottare contro la corruzione, ci vuole una profonda riforma elettorale, insomma tutto ciò che è immorale deve essere illegale, è una sfida per tutti.
COME SARA' QUESTO MONDO CHE CREEREMO ?
Dipenderà da noi e dai nuovi valori che porteremo con noi in questo viaggio.

Dice Gilles Lipovetsky " il XXI secolo sarà Etico o non sarà "

Testo di Paco Roca, Vincent P. ed il professor Quintanilla 
l'articolo è pubblicato su Internazionale del 3 agosto 2012

giovedì 16 agosto 2012

BIOLOGICO - NON SOLO UNA QUESTIONE DI PREZZO

Il tema della  qualità, nell'ambito dei  prodotti biologici e naturali, è complesso per sua natura e per le tipologie di prodotti. Vorremmo portare alla attenzione di chi ha la pazienza di seguirci, la questione dei prodotti per la cura della persona che si acquistano nelle erboristerie qualificate o nelle farmacie che dedicano una area a detti prodotti.
Stiamo raccogliendo  da parecchie erboristerie con cui ci relazioniamo, il disagio nel riscontrare il diffondersi, anche in questo mercato, di prodotti cinesi,a basso costo e distribuiti da chi poi molto sensibile ai prodotti biologici non è, come non è molto interessato alla salute di chi li acquista e forse, solo interessato al suo tornaconto. 
Lasciando a parte considerazione su qualità, metodi di produzione, garanzie e quanto altro non certo di nostra competenza, rimane il fatto che se ci sono è perché qualcuno li acquista ed allora il problema di fondo è grave perché è di tipo culturale. 
Siamo certi che nessuno di coloro che ci seguono acquisterebbero mai detti prodotti ma rimane il fatto che la maggior parte della gente lo potrebbe fare ed allora quale migliore occasione per tutti noi sensibili al mondo naturale, ai prodotti biologici ed a stili di vita sostenibili di promuovere una corretta conoscenza sull'acquisto dei prodotti biologici o naturali per la cura della persona e, senza voler togliere nulla a nessun prodotto ne tanto meno a quelli cinesi, spiegare che è nel concetto stesso di biologico, il luogo, il tempo e la mano dell'uomo quindi, che senso ha acquistare prodotti biologici che per giungere qui devono percorrere migliaia di chilometri, inquinando, perdendo di freschezza e di qualità indubbia  per risparmiare pochi euro ? La qualità non può costare poco e nel biologico la qualità è nelle persone che producono i prodotti e nel costo beneficio tra energia consumata per produrre e portare il prodotto al consumatore e la qualità dello stesso.
a cura della redazione de Ilbenessereuniversale
www.ilbenessereuniversale.org

domenica 25 marzo 2012

Crisi energetica e crisi sociale

In Molti paesi, soprattutto negli Stati Uniti, si discute spesso sell'attendibilità degli studi sui cambiamenti climatici e sugli effetti negativi che avranno sull'ambiente. Queste discussioni hanno frenato l'azione politica contro l'aumento delle emissioni di gas serra. Ma c'è una ragione probabilmente più convincente per intervenire: l'esaurirsi delle riserve di petrolio e le sue conseguenze sull'economia globale. La disponibilità di  combustibili fossili ( petrolio, carbone e gas) è più limitata di quanto si creda. Dal 2005 la produzione di greggio convenzionale  non riesce a soddisfare il continuo aumento della domanda. Il mercato del petrolio ha subito un cambiamento simile a quello che in fisica si chiama " transizione di fase ". La produzione è diventata " inelastica", cioè non riesce più ad adeguarsi all'aumento della domanda, e ha favorito forti oscillazioni dei prezzi. Gli altri combustibili fossili, a quanto pare, non possono colmare la differenza.
articolo di James Murray e David King Nature , Gran Bretagna
leggi articolo completo su INTERNAZIONALE  numero 935 del 10 febbraio 2012

Sviluppo sociale e perdita di valori

" Nel contesto dello sviluppo caotico delle metropoli, le tradizioni rurali perdono significato e le identità moderne esercitano una potente attrazione"
Jason Burke  giornalista del The Observer , Gran Bretagna.
Poche parole che sintetizzano il meccanismo che porta alla perdita dei valori fondamentali in una società industriale e che è alla base dei mali della società moderna.

LA FILOSOFIA WOKE

Nell’ampio dibattito che ha interessato i paesi anglosassoni negli ultimi anni sulle rivendicazioni delle cosiddette minoranze, che si parli...