Чекист
Čekist
Чекист – s. m.
Чекисты – s.
pl.
Definizione:
1. Impiegato della Čeka (Commissione straordinaria per
combattere la controrivoluzione e il sabotaggio, esistente in Russia tra il
1918 e il 1922);
2. (coll.)
Impiegato/lavoratore presso organi di sicurezza statali (durante l’URSS)1.
Tra tutti i
Paesi del mondo, i sistemi di sicurezza e di controspionaggio non ebbero mai un
ruolo tanto importante e determinante quanto negli Stati totalitari, dove
vennero largamente impiegati non soltanto per garantire l’ordine pubblico e la
salvaguardia dello Stato, ma anche come vere e proprie forze per l’eliminazione
di coloro che erano ritenuti scomodi o di opposizione al Partito. In molti
periodi dell’Unione Sovietica, le varie cellule di sicurezza nazionale (in
realtà si tratterebbe di un unico organo, che venne semplicemente riorganizzato
e rinominato più volte), a causa della loro onnipresenza e potenza,
disseminarono spesso ansia e panico tra la popolazione, sottoponendola ad un
controllo opprimente, diventando così veri e propri simboli di terrore.
Il primo
organo di sicurezza nazionale creato in tempi sovietici fu la VČK,
abbreviazione della cosiddetta Vserossijskaja Črezvyčajnaja Komissija (Commissione
Straordinaria Panrussa [per la lotta contro la controrivoluzione e il
sabotaggio]), istituita da Lenin il 20 dicembre del 1917 e meglio conosciuta
come Čeka2. Proprio da quest’ultima denominazione, ottenuta dalla semplice lettura orale
dell’abbreviazione ČK, deriva la parola čekist, usata per
indicare gli agenti dell’organizzazione, impegnati nella difesa degli interessi
del Partito3. Anche dopo la trasformazione della Čeka
in GPU e il trasferimento delle sue funzioni prima al NKVD, poi al MGB e
infine al KGB, il termine čekist venne comunque mantenuto e per tutta
durata dello Stato sovietico continuò ad essere usato, con un’accezione
prettamente negativa, per riferirsi a coloro che operavano negli organi di
sicurezza nazionale.
La creazione
di un’organizzazione come la Čeka fu avvertita da Lenin come inevitabile
per affrontare la situazione storica del tempo: i bolscevichi avevano da poco
preso il potere e si trovavano ad affrontare da un lato la resistenza dei
Bianchi (armata di ufficiali fedeli all’ex impero zarista) nella Guerra Civile,
e dall’altra attacchi provenienti dall’esterno, a causa della Prima Guerra
Mondiale in corso. Per la difesa della Rivoluzione era quindi necessaria
l’istituzione non soltanto di un esercito volto a proteggere il Paese (l’Armata
Rossa), ma anche di un corpo speciale di polizia finalizzato all’individuazione
e alla soppressione di azioni segrete e sovversive, per poter garantire
maggiore tutela alla nazione5. A seguito di tali considerazioni,
soltanto sei settimane dopo la Rivoluzione d’Ottobre venne fondata la
Commissione Straordinaria per la lotta alla controrivoluzione e al sabotaggio (VČK),
a capo della quale Lenin nominò Feliks Dzeržinskij, figura di spicco del
partito bolscevico; egli trasformò la Čeka nel più grande centro di
sicurezza nazionale, conferendole inizialmente responsabilità di controspionaggio,
controllo della lealtà dell’Armata Rossa, protezione delle frontiere,
supervisione della popolazione e raccolta di informazioni, e più tardi anche di
lotta contro attività di speculazione, condotte scorrette, spionaggio e
banditismo, rendendola così lo scudo e la spada vendicatrice della Rivoluzione,
come figura il suo stesso emblema6.
Il modus
operandi e molti altri aspetti della Čeka che tratteremo in seguito
richiamavano caratteristiche dei primi corpi di polizia, che sussistevano in
Russia fin dal XVI secolo. Un primo organo venne infatti creato nel 1565 da
Ivan il Terribile e portava il nome di Opričnina, i cui componenti vestivano di nero
e avevano un emblema raffigurante la testa di un cane e una scopa, simboli
della loro missione: “fiutare il tradimento e spazzarlo via”7. Come accadde poi anche nella Russia di Stalin, le accuse di
quei tradimenti erano per lo più ingiustificate. L’Opričnina venne
sciolta nel 1572 e, soltanto un secolo più tardi, subentrò il Preobraženskij
Prikaz, istituito da Pietro il Grande, che, anche se in forma ridotta,
instaurò a lungo un clima di panico ed inquietudine tra la popolazione che
sembrava preconizzare il Grande Terrore degli anni ‘30. Un altro importante
organo di sicurezza russo fu il Tret’e Otdelenie (la Terza Sezione),
polizia politica dello zar Nicola II, fondata nel 1826: come le precedenti, era
tenuta a combattere il dissenso politico in ogni sua forma, che veniva punito
con esili o condanne ai lavori forzati. Al fine di combatterlo, riteneva
necessario sapere regolarmente ciò che pensava il popolo (strategia ripresa più
avanti anche dai servizi d’informazione sovietici). La Terza Sezione venne
sciolta nel 1880 e sostituita da tutta una serie di dipartimenti e sezioni di
sicurezza che vennero generalmente chiamate Ochrana, che all’epoca era
un organo dai poteri quasi illimitati: su propria decisione poteva infatti
investigare, torturare, incarcerare e perfino esiliare. Quest’ultimo passò alla
storia per essere uno dei primi ad aver sviluppato la sigint, la
raccolta di informazioni mediante spionaggio, che verrà ripresa e perfezionata
dagli organi di sicurezza sovietici.
Alla fine
della Guerra Civile la Čeka contava circa 250.000 agenti operanti
nell’ombra, tra cui soldati, lavoratori e altri che si unirono al
Partito Comunista e ai suoi organi credendo fedelmente negli ideali socialisti.
Molto spesso il čekista viene descritto come un sanguinario e un torturatore,
in quanto l’effettiva mancanza di controllo e di giurisdizione della Čeka in
quegli anni attirò molti avventurieri e sadici, che, venendo reclutati, davano
libero sfogo ai propri istinti9. In realtà, pare che la spietatezza
fosse una caratteristica propria dell’organizzazione stessa, che durante la
Guerra Civile era paragonabile ad un plotone di esecuzione, avente poteri
straordinari ed extragiudiziali che autorizzavano omicidi di massa nei
confronti di coloro che venivano considerati nemici del proletariato e della
Rivoluzione, reali o immaginari che fossero. Vi erano classi giudicate colpevoli a priori, verso i cui membri dovevano
essere attuate misure di discriminazione e annientamento: tra queste vi erano
la vecchia nobiltà (aristocratici, ex proprietari terrieri, mercanti e figure di spicco dell’epoca
zarista), i kulaki e il clero10.
Secondo le statistiche, il numero delle vittime causate della Čeka ammonterebbe
a più di 50.000 persone, mentre il numero di torturati pare quasi incalcolabile11. All’organizzazione viene inoltre attribuita l’uccisione
dello zar Nicola II e della famiglia imperiale, avvenuta nei boschi di
Ekaterinburg nel luglio del 1918.
Nei primi mesi
della sua esistenza, la Čeka aveva soltanto il diritto di condurre
ricerche ed indagini preliminari, ma con l’intensificarsi delle cospirazioni
dei Bianchi le vennero conferiti maggiori poteri, finalizzati alla repressione
diretta di oppositori politici, spie, organizzatori e partecipanti attivi a
congiure militari o insurrezioni, dando il via a quello che venne definito Terrore
Rosso. Ai čekisti fu concesso il diritto di poter prendere in
ostaggio figure autorevoli dell’alta borghesia e dell’esercito zarista, e, dopo
il tentativo di assassinio di Lenin, anche di liberarsene in vere e proprie
esecuzioni di massa: gli agenti avevano infatti l’obbligo di fucilare chiunque
fosse stato ritenuto coinvolto nelle macchinazioni della Guardia Bianca13. Nel 1919 venne inoltre accolta la proposta di Dzeržinskij
di estendere l’esecuzione come punizione anche per i venditori di cocaina,
ladri, piromani, contraffattori, spie e traditori, in quanto vigeva una
repressione particolarmente dura per i crimini politici ed economici.
Le libertà
della Čeka vennero ridotte soltanto a partire dal 1920, quanto la
situazione del Paese era profondamente cambiata: la fine della Guerra Civile e
l’introduzione di una nuova politica economica (NEP) crearono i requisiti
necessari per la stabilizzazione della situazione politica e il rafforzamento
dello Stato di diritto. L’organizzazione venne sottoposta a riforma, per mezzo
della quale venne decretata l’abolizione dei tribunali rivoluzionari e militari
d’emergenza, sancendo anche l’impossibilità dei čekisti di imporre autonomamente
la pena capitale ai nemici delle autorità sovietiche.
La Čeka cessò
di esistere nel febbraio del 1922 e i suoi compiti furono trasferiti al Gosudarstvennoe
Političeskoe Upravlenie (GPU), ovvero al Direttorato politico di Stato,
sezione dell'NKVD (Narodnyj Komissariat Vnutrennych Del - Commissariato
del popolo per gli affari interni)16. La
GPU non si presentò comunque più benevola dell’organo precedente: la vaghezza
del Codice Penale e le abili manipolazioni dell’organizzazione durante il
periodo staliniano contribuirono nuovamente a dilagare ondate di arresti e
persecuzioni volte a punire individui scomodi o ritenuti pericolosi anche senza
una minima prova della loro colpevolezza, in quanto l’accusa era più che
sufficiente.
Le sue
rinominazioni successive furono l’OGPU (Ob’’edinënnoe Gosudarstvennoe Političeskoe
Upravlenie - Direzione politica di Stato generale, 1923), NKVD (1934), NKGB
(Narodnyj Komissariat Gosudarstvennoj Besopasnosti - Commissariato del
Popolo per la Sicurezza dello Stato, 1941), MGB (Ministerstvo
Gosudarstvennoj Bezopasnosti - Ministero per la Sicurezza di Stato, 1946),
MVD (Ministerstvo Vnutrennich Del - Ministero degli affari interni,
1953), KGB (Komitet Gosudarstvennoj Bezopasnosti - Comitato per la
Sicurezza di Stato, 1954), che continuarono a svolgere compiti di intelligence
e controllo con tutti i mezzi possibili a loro disposizione, e con modalità non
dissimili da quelle tipiche della Čeka18.
Gli arresti,
le punizioni, i processi, le esecuzioni, l’esilio e le pene inflitte agli
oppositori del Regime erano ben noti, in quanto tali informazioni venivano
divulgate dallo Stato stesso, per fungere da un lato come esempio per
scoraggiare traditori e sabotatori, dall’altro per mostrare la funzionalità
delle organizzazioni di sicurezza ed intimidire i cittadini, che si trovavano
sotto costante controllo ed erano invitati a denunciare chiunque mantenesse un
comportamento scorretto, sospetto o provocatorio, anche se si trattava di
genitori, coniugi, figli, amici e parenti, altrimenti ne avrebbero condiviso il
destino con l’accusa di complicità. Chiunque, dai membri del Partito ai semplici
operai, si trovava infatti sotto la supervisione dei čekisti, che erano
nascosti ovunque, tra i dipendenti delle fabbriche, nelle scuole ed università, sui
tram, tra il personale degli uffici e le persone in coda fuori dai negozi, come
anche negli appartamenti comuni in cui viveva la maggior parte dei cittadini.
Uno dei mezzi largamente
impiegati sia per la diffusione che per la ricezione di informazioni erano
prevalentemente i giornali, dove la popolazione non soltanto poteva leggere le
sorti dei comunisti corrotti identificati e puniti, ma anche inviare lettere di
denuncia che avrebbero
permesso al governo di avere notizie sull’attività controrivoluzionaria del
Paese ed usarle come strumento di potere per annientarla: i čekisti si
aspettavano infatti che i corrispondenti denunciassero la corruzione o il
cattivo comportamento di funzionari o individui locali, che sarebbero stati
immediatamente individuati e perseguiti.
Queste lettere di accusa venivano spesso anche inviate agli stessi dirigenti
del Partito o agli organi giudiziari21.
Chi scriveva le denunce lo faceva o per lealtà al partito, o per non essere
giudicato colpevole di complicità a causa dell’arresto di una persona
“scorretta” vicina a loro di cui non avevano informato, oppure perché gli
agenti li minacciavano di morte, offrendo loro come ultima alternativa per
salvarsi quella di diventare informatori ed inviare informazioni sulle persone
che avevano intorno.
Le accuse più
frequenti giudicavano un individuo colpevole di nascondere qualcosa a riguardo
del proprio passato (discendere ad esempio da famiglie di kulaki o ex
borghesia zarista) o di detenere un comportamento criminale o inappropriato
secondo i principi sovietici, calunnie che molto spesso i corrispondenti
lanciavano non soltanto come segno di devozione al Partito, per informarlo, ma
anche per il conseguimento di obiettivi personali22.
Contadini ambiziosi denunciavano e facevano spesso arrestare i capi delle
fattorie collettive per cui lavoravano con la speranza di ricevere a loro volta
l’incarico e molti accusavano i propri vicini di casa o di stanza per
accaparrarsi i loro spazi23. Molto rappresentativa è la storia
di un uomo chiamato Volodarskij, che fu denunciato da una coppia di coinquilini
di condurre una vita dissoluta, di essere spesso ubriaco e in compagnia di diverse donne durante la notte, come anche di
aver messo incinta la domestica. Tutto ciò venne fatto soltanto per poter poi
ottenere la sua stanza una volta arrestato.
Molte delle lettere inviate
erano spesso anonime (chiamate anonimki)
e i loro autori venivano definiti anonimščiki (i senza nome)25. La ragione per cui si voleva celare la propria identità era
l’ovvia paura delle rappresaglie o ritorsioni che avrebbero potuto subire26. La firma conferiva però notevole veridicità e credibilità
al messaggio, mentre le lettere anonime venivano recepite come meno attendibili
(nonostante fossero molto più franche). Proprio per questa ragione i cittadini
tendevano a firmarle anche con falsi nomi pur di conferire loro autenticità27. Le anonimki non erano ben viste dallo Stato e i cekisti
venivano spesso incaricati di trovarne gli autori, i quali potevano subire
due possibile destini: venire reclutati come informatori oppure essere
arrestati e puniti.
La paura di
diventare mira di una lettera accusatoria era particolarmente diffusa,
soprattutto durante il dominio staliniano, ma i cittadini vissero con questo
timore fino all’epoca della glasnost’29.
Durante il periodo delle Grandi Purghe (1937 - 1938) il volume delle delazioni
aumentò notevolmente, come anche il regime di oppressione e controllo sulla
popolazione. Le persone avevano paura di parlare, di dire qualcosa che sarebbe
costato loro la vita, e allora sussurravano. In russo chi sussurra per paura di
essere ascoltato viene definito šepčuščij, mentre chi bisbiglia alle
spalle di qualcun’altro šeptun e pare che tale distinzione sia nata
proprio durante gli anni staliniani30. Le
famiglie sviluppavano vere e proprie regole di conversazione: ai bambini veniva
insegnato a non parlare dei propri parenti e a non esporre critiche e giudizi
in pubblico, mentre in casa si imparava a parlare con gli occhi e ad alludere a
idee ed opinioni, celando così il vero senso delle proprie conversazioni ad
estranei. Comunemente si diceva che u sten est’ uši (i muri hanno le
orecchie), alludendo al fatto che chiunque poteva essere una spia e riportare tutto alle autorità, anche i vicini di casa o stanza (nel gergo,
chi faceva la spia veniva chiamato stukač,
termine che deriva dal verbo stučat’, bussare, battere, che nel
linguaggio criminale e di prigione indicava il colpire qualcuno). Tale situazione contribuiva ad accrescere paura ed
ansia nelle persone: molti vivevano nel costante timore di poter essere
arrestati durante la notte, svegliandosi non appena sentivano una macchina
arrestarsi nei pressi della loro abitazione o per il rumore di passi davanti
alla porta d’ingresso. Molti tenevano accanto al letto addirittura borse già
pronte, con all’interno tutto ciò di cui avrebbero avuto bisogno nel caso in
cui i cekisti si fossero presentati a quell’indirizzo. Temuti erano i cosiddetti čërnye vorony (corvi
neri), ovvero i furgoni utilizzati per il trasporto degli arrestati, che
venivano spesso mascherati da normali mezzi di trasporto ponendovi le scritte
“pane”, “carne” e altri prodotti comuni per non destare alcun sospetto.
Stalin fece
ampiamente uso degli organi di polizia anche durante gli anni della Seconda
Guerra Mondiale, quando svolsero per lo più operazioni di spionaggio,
intercettazione, decodifica e ricezione di informazioni. Il lavoro dei vari
informatori e dipartimenti dell’Unione stanziati in tutto il mondo fu assiduo e
audace, tanto che sarebbe anche riuscito ad accelerare le sorti delle Guerra e
a risparmiare enormi sofferenze al popolo sovietico, se solo fosse stato
ascoltato. La NKVD e la fitta rete d’informazione furono infatti i protagonisti
di una spiacevole sventura: nonostante un accordo di non invasione, nel ’41
Hitler stava organizzando un piano d’attacco contro l’URSS, di cui vennero a
conoscenza molti collaboratori sovietici, che si affrettarono a far giungere la
notizia a Stalin. Quest’ultimo, profondamente convinto della non volontà di
Hitler di violare il patto, non prese sul serio gli avvertimenti (si conta che
furono più di cento, tra cui uno personale di Winston Churchill),
considerandoli frutto di cospirazioni inglesi, non riuscendo ad evitare così la
catastrofe35. In questo clima già piuttosto
delicato, i cekisti non persero l’occasione di renderlo ancora peggiore:
sostenendo che alcune persone potessero accogliere il nemico come liberatore
dal regime comunista oppure disertare, Stalin li incaricò di arrestare e uccidere
tutti coloro che parlavano di una possibile sconfitta dell’Unione Sovietica e che si tiravano
indietro dal combattere.
Soltanto la
morte di Stalin mise fine ai periodi di maggiore terrore della storia
sovietica. Fortunatamente il dittatore non lasciò un erede con il suo stesso
grado di crudeltà e perfidia, e, in tal modo, il nuovo leader del Partito poté
avviare una parziale liberalizzazione di tutte le sfere della vita pubblica e
politica del Paese, operazione che venne chiamata ottepel’ (disgelo):
l’indebolimento della vita pubblica e la crisi dell'economia richiesero
l'immediata cessazione della politica terroristica nei confronti della propria
popolazione e la concessione di libertà minime, ma lo stretto monitoraggio
degli organi statali e del Partito sui media e sui cittadini, attraverso
controlli, incursioni e indagini di massa, venne comunque mantenuto e perdurò
fino al 198837.
Anche dopo la caduta dell'Unione Sovietica, i servizi
di sicurezza e di intelligence russi continuarono a svolgono un ruolo
importante nelle questioni di sicurezza nazionale, molto più di quelli degli
Stati europei o degli Stati Uniti. L’organo di polizia attuale, l'FSB (Federal'naja
Služba Bezopasnosti Rossijskoj Federacii), costituisce la più grande
organizzazione di sicurezza in Europa, ed è una delle più grandi del mondo dopo il Ministero della Sicurezza della Repubblica Cinese e la CIA