domenica 16 giugno 2013

Le varie forme della esperienza religiosa – di William James 1902

Indagando sulla esperienza spirituale individuale invece che sulle istituzioni in campo spirituale,  James anticipa di 60 anni  la via della spiritualità new age  ed è il precursore del concetto di etica dello sviluppo personale.
Il  libro trae spunto da una serie di lezioni tenute nel 1901 all’università di Edimburgo, dallo psicologo di Harvard William James.

Analizzare l’ esperienza spirituale da un punto di vista psicologico sembrò ai tempi  molto innovativo se non addirittura blasfemo.
Lo scopo delle lezioni, prima e del libro, dopo, è indagare  sul fatto che l’impulso alla spiritualità rimane  una delle funzioni fondamentali dell’essere umano.
Ogni comportamento della natura umana, conscio od inconscio, è finalizzato alla sopravvivenza e quindi con essa stessa deve avere una intima connessione. L’uomo è, individualmente,  un animale religioso e James voleva indagare su quali siano i vantaggi pratici che ci derivano dalla spiritualità , presupponendo che non la praticheremmo se non portasse dei benefici alla nostra natura umana.
Il testo, sin dalla sua prima uscita, viene riconosciuto un classico infatti per lo studioso è irrilevante stabilire se l’esperienza abbia luogo nel cervello o sia invece un episodio di comunione con Dio: per James l’aspetto essenziale sono gli effetti positivi o meno della esperienza.

James postula che per religione non si deve necessaria pensare ad una dottrina basata sulla venerazione di un dio, essa può essere semplicemente credere che esista un ordine superiore delle cose  al quale siamo tenuti ad armonizzarci. 
James osserva che:  “ La religione, qualunque essa sia, è una reazione totale dell’uomo alla vita, e quindi perché non dire che ogni reazione totale alla vita è una religione ?”
In questo senso anche l’ateismo può essere considerato una forma di religione, il fervore con cui certi atei attaccano il cristianesimo è di natura religiosa. Lo stesso si può dire di svariati atteggiamenti e filosofie di vita. Si adotta una religione o filosofia di vita per motivi personali e quindi essa ci è in qualche modo utile. Citando lo psicologo delle religioni James H. Leuba aggiunge “ Dio non si conosce, non si comprende; Dio si usa”.
Secondo James la religione è una soluzione ai perenni crucci dell’esistenza umana: permette alle persone di sentirsi connessa a qualcosa di più, dentro o al di fuori di se stesse.
La religione ci dà un quadro di riferimento per fare esperienza delle cose migliori che credere in qualche cosa ci può offrire.
Dice James “ Non Dio ma la vita, una vita più grande, più ricca, più soddisfacente: questo, in ultima analisi, è il fine ultimo della esperienza religiosa”
La spiritualità riguarda le emozioni, l’immaginazione e l’anima – cose che per un essere umano sono tutto.

Profilo dell’autore
William James nasce a New York nel 1842. Per desiderio del padre  si scrive ad Harvard dove studia chimica, anatomia e medicina.
Pur giungendo tardi alla professione di docente nel 1872 gli viene assegnato l’insegnamento della anatomia.
Nel 1852 gli viene assegnata la cattedra di filosofia che successivamente cambia con quella di psicologia. L’opera fondamentale di W. James è il monumentale PRINCIPI di PSICOLOGIA .

Di salute cagionevole o incline alla depressione, scrive Le varietà dell’esperienza religiosa  durante la convalescenza da una malattia che lo aveva colpito nel 1898. Nell’opera cita il caso di un uomo che riuscì a salvarsi dalla follia ancorando la propria mente ad importanti passi della Bibbia: quell’uomo, che James chiama “ il corrispondente francese “ era l’autore stesso. Muore nel 1910

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